Conclusa la 3^ edizione di “Colloqui di lavoro” con un incontro a più voci sull’inclusione lavorativa dei migranti.

28 Giugno 2019
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Presentate anche le buone prassi di integrazione presenti in Capitanata.

Lo sfruttamento dei migranti è lo specchio dello sfruttamento di tutti. Difendere i diritti dei più deboli significa difendere i diritti di tutti ”. Queste le parole di Giuseppe Massafra della segreteria generale CGIL, con le quali si è concluso l’ultimo appuntamento della 3^ edizione di “Colloqui di lavoro”, svoltosi nel caldo pomeriggio di venerdì 28 giugno nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Foggia.

Il convegno – promosso e organizzato dall’Università degli Studi di Foggia, da U.L.P. (Unione Lavoristi Previdenzialisti), dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Foggia e dall’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro – ha esplorato un tema attualissimo: l’inclusione lavorativa dei migranti e le buone prassi di integrazione.

Perché lo sfruttamento del lavoro dei migranti, soprattutto in agricoltura, costituisce una “macchia indelebile” sull’economia della Capitanata che, nonostante l’impegno delle Istituzioni e le numerose innovazioni legislative, non si riesce ancora a debellare.

“Abbiamo voluto affrontare questo tema in una declinazione costruttiva, portando testimonianze che dimostrano come sia possibile provare a cambiare, ridando dignità al lavoro ed eliminando la piaga dello sfruttamento a partire dai migranti, ma considerando tutti i lavoratori, di qualunque nazionalità essi siano”, ha affermato la docente di Diritto del Lavoro dell’Università di Foggia Madia D’Onghia, che ha introdotto i lavori.

Dopo i saluti del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia Stefano Pio Foglia, del presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Foggia Massimiliano Fabozzi e del presidente ULP sez. Foggia Bruno Colavita, si è entrati nel vivo dell’argomento oggetto dell’incontro.

Sono intervenuti il presidente di Statutodeilavoratori.it Claudio de Martino, la docente di Diritto del Lavoro dell’Università di Trieste Maria Dolores Ferrara, il presidente Nazionale dell’associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pietro Latella e c’è stato un contributo video del presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca.

Dal dibattito è emersa all’unanimità l’urgenza di rimettere mano alle norme perché, paradossalmente, sono proprio queste e a favorire l’irregolarità e lo sfruttamento.

Ed una delle principali cause dello sfruttamento va cercata nel binomio criminalità-segregazione abitativa, come ha evidenziato la sociologa Fiammetta Fanizza, autrice con Marco Omizzolo del saggio “Caporalato. An authentic agromafia” (Mimesis International, 2018).

“La dignità abitativa è fondamentale, perché è la situazione di vita che rende schiavi”, ha sottolineato la Fanizza, analizzando anche il fenomeno della globalizzazione delle campagne che è un campanello dall’arme, perché dimostra che il caporalato si è impadronito dell’intera filiera.

“In Italia abbiamo un bisogno disperato di migranti, il nostro sistema produttivo agricolo non può mantenersi se non ci fossero migliaia e migliaia di persone disposte a lavorare nel sistema della raccolta e della trasformazione dei prodotti agricoli e nell’allevamento”, ha affermato con convinzione la sociologa.

Una schiavitù che genera PIL, dunque, e che va arginata.

L’unica via possibile è ripristinare la cultura del lavoro, mettere in campo strumenti di sviluppo sociale e non individuale, valorizzare la filiera agroalimentare.

Un esempio in tal senso è il progetto della cooperativa sociale “Pietra di Scarto”, impegnata dal 1996 nella promozione della giustizia sociale ed economica attraverso il commercio equo e solidale, l’antimafia sociale, l’agricoltura sostenibile, l’educazione alla legalità e al consumo critico.

Ciascuno cresce solo se sognato: per una filiera equa e solidale del pomodoro è il nostro progetto, finanziato con il sostegno di Fondazione con il Sud all’interno del bando Beni Confiscati 2016, che si pone un obiettivo ambizioso: fare di un bene confiscato alla mafia non solo un simbolo di riscatto, ma un elemento tangibile e concreto di una economia che racconti una nuova visione della produzione del pomodoro, capace di coinvolgere piccoli produttori vessati da un mercato insostenibile da un lato e lavoratori marginalizzati, sfruttati dai caporali o a rischio sfruttamento dall’altro”, ha raccontato il presidente della cooperativa Pietro Fragrasso.

Tra le buone prassi di inclusione lavorativa dei migranti che vanno raccontate e diffuse, affinché da esse si possa partire per costruire un lavoro più giusto e dignitoso per tutti, c’è anche quella degli Avvocati di Strada dello sportello di Foggia, attivo dal 2005 e divenuto negli anni un punto di riferimento per senzatetto, immigrati ed esclusi dalla società.

“Ci battiamo per i diritti di chi non ha diritti”, ha detto Massimiliano Arena che coordina lo sportello di Foggia, “denunciamo le condizioni di vita in cui vivono le persone e diamo assistenza legale a chi ne ha bisogno, provando a risolvere tutte le cause che ci vengono proposte. Riteniamo la nostra professione al pari di quella di un medico: salvare vite umane, restituendo nobiltà”.

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