Concluso il secondo ciclo di “Ironia della Sorte, il laboratorio di scrittura ironica online di Bottega degli Apocrifi.

25 Gennaio 2021
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Nato lo scorso aprile durante il lockdown e diventato un ponte che unisce l’Italia, e non solo, intorno al potere curativo della parola.

Si è concluso da poco il secondo ciclo di “Ironia della sorte” e gli Apocrifi a Manfredonia stanno già preparando il terzo, perché – com’era successo già la prima volta – la domanda più frequente dell’ultimo appuntamento, sia da parte di coloro che vi hanno preso parte che del pubblico, è “quando comincia il prossimo?

“Ironia della sorte” è un laboratorio di scrittura ironica nato da un’idea della drammaturga Stefania Marrone, sostenuta dalla compagnia Bottega degli Apocrifi, che una notte di aprile, quando tutti eravamo alle prese con l’esperienza tragicamente nuova del lockdown, lancia un post su facebook sperando che almeno 7 persone abbiano voglia di raccogliere un invito che recita così:

Per tutti quelli che amano scrivere, ma anche per chi finora ha buttato giù solo la lista della spesa.

Per tutti quelli che amano guardarsi intorno, e poi raccontarlo in giro.

Per tutti quelli che ormai conoscono se stessi alla perfezione, e non si sopportano (quasi) più.

Per tutti quelli che si ritengono perfetti, e vogliono tentare la guarigione.

Per tutti quelli che ridere non è sinonimo di felicità, ma di sicuro aiuta.

Per tutti quelli che oltrepassano clandestinamente ogni giorno il confine tra pianto e riso, anche nello stesso quarto d’ora.

Ma soprattutto, per chi sa cos’è il dolore e proverebbe volentieri a riderci su.

La mattina dopo le iscrizioni vengono chiuse all’improvviso perché sono stati raggiunti 50 partecipanti, che danno vita a 8 gruppi di lavoro. E l’esperienza si ripete pressoché identica a fine novembre, quando il percorso viene riproposto e si rende necessario portare il numero massimo stabilito di partecipanti da 15 a 30.

Chi sono i partecipanti a questi laboratori? Studenti, insegnanti, operatori sanitari, operai, analisti, logopedisti, casalinghe, attori, musicisti, estetiste, grafici, pizzaioli, giornalisti, fisioterapisti, impiegati… donne e uomini, ragazze e ragazzi: il più giovane ha 15 anni, la più saggia 62… Si collegano da Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Roma, Milano, Napoli, San Demetrio, Foggia, Ancona, Frosinone, Lucera, Maglie, L’Aquila, Orta Nova, Urbino, Bologna, Londra, dalla Svizzera, …e ognuno di loro permette a 7 sconosciuti (gli altri sei partecipanti e la guida di laboratorio) di entrare nella propria casa attraverso un quadratino zoom e nella propria vita attraverso parole che, nella maggior parte dei casi, mai avrebbe pensato di scrivere.

Victor Hugo dice “è dall’ironia che comincia la libertà”: questo laboratorio è allora un rito collettivo di liberazione in un momento di distanziamento fisico necessario e di sensazione diffusa di costrizione.

La scommessa, in questo preciso momento storico, è riuscire a guardare con ironia una paura o un dolore che ci portiamo dietro, non per riderne, ma per nominarlo e trovargli un posto, dandogli dignità di esistenza e scoprire che possiamo sopravvivergli.

«“L’ironia è una dote, o ce l’hai o non ce l’hai”, lo sentiamo dire spesso, ma se questo è vero, è vero anche» – afferma Stefania Marrone – «che un gruppo di persone disposte a mettersi in gioco è in grado di individuare, riconoscere e utilizzare strumenti che avvicinano a una visione ironica, e ci permette di guardare sotto una nuova luce e da un punto di vista diverso i fatti di sempre. Accade così che la rielaborazione collettiva dei testi – che segue esclusivamente criteri di efficacia narrativa – porta con sé una rielaborazione individuale dei fatti, cioè del proprio vissuto. Accade così che scopriamo che le nostre paure e i nostri dolori sono non solo condivisibili ma universali e che ci ricordiamo di essere – tutt’insieme – uno”».

Un laboratorio leggero e necessario in cui si ride molto e a volte si piange, e a volte si piange dal ridere, fino a non vedere più il confine, come nella vita. E intanto ci si prepara a guardare avanti perché – per dirla col De Sanctis – “Quando i tempi nuovi compariscono in un lontano orizzonte, la prima forma che li preannunzia, è l’ironia”. Che sia un buon rito propiziatorio di tempi nuovi.

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