Inaugurato il “Fondo Arte Paesaggio” di Castelluccio Valmaggiore con la donazione delle opere del Maestro Salvatore Lovaglio.

19 Ottobre 2020
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«È possibile ancora rappresentare un paesaggio?». Per cercare di trovare delle risposte a questo interrogativo e discuterne in maniera ampia nasce a Castelluccio Valmaggiore il Fondo Arte Paesaggio, inaugurato domenica 18 ottobre con la donazione di dieci opere del maestro Salvatore Lovaglio.

«L’idea ha origine in un’attività, “En Plain Air”, che io e il mio amico pittore nicaraguense Sergio Michilini, abbiamo svolto lo scorso anno per valorizzare il Rifugio Casonetto, situato a pochi chilometri dal borgo. Abbiamo fatto di quel luogo una residenza di artisti e, per dare continuità a quella esperienza, abbiamo pensato di istituire a Castelluccio un contenitore dove si possa lavorare e discutere intorno alla parola “paesaggio”», ha spiegato Lovaglio.

Ad accogliere il progetto sono stati il Sindaco di Castelluccio Valmaggiore Rocco Grilli, l’Assessore alla Cultura Angelo Pompa e il direttore della Biblioteca Pasquale Bloise, con il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia.

«Quella di oggi è una giornata importante per questo territorio, perché quando ci si incontra tra persone che hanno voglia di fare e di migliorare le cose, attraverso la valorizzazione del paesaggio sia rappresentato che vissuto, si arriva a condividere un percorso. Salvatore Lovaglio e altri artisti avranno la loro casa al FAP di Castelluccio Valmaggiore», ha affermato con convinzione il direttore della Biblioteca Pasquale Bloise.

Soddisfatto della donazione anche il Sindaco Rocco Grilli, che crede fermamente nelle potenzialità e nelle risorse della Valle del Celone. «Stiamo puntando sulla crescita socioculturale di Castelluccio e il FAP è un altro tassello che si aggiunge al Museo, alla Community library, alla Museo nella Torre Bizantina simbolo del nostro paese», ha dichiarato Grilli.

L’istituzione del FAP coincide con i 20 anni della Convenzione Europea del Paesaggio, presentata a Firenze nel 2000, ha evidenziato Giuliano Volpe, Consigliere del ministro MiBACT.

«Il paesaggio non è qualcosa di estraneo, il paesaggio siamo noi. Il paesaggio non è solo il bel paesaggio, è tutto il territorio, sono le nostre città, le nostre periferie, le nostre campagne, le nostre coste. In questo paesaggio che è la nostra carta d’identità, c’è tutta la nostra storia che ci rende in qualche modo unici», ha dichiarato Volpe, che ha anche sottolineato l’importanza delle operazioni in grado di legare un luogo di cultura vissuto, come la Biblioteca Comunale di Castelluccio Valmaggiore, alle opere d’arte e agli artisti. Tutto questo è in linea con la Convenzione di FARO, che invita tutti ad essere non solo eredi ma anche costruttori di comunità di patrimonio, cioè persone capaci di cogliere il valore del patrimonio culturale, di tutelarlo e trasmetterlo alle future generazioni.

La tutela del patrimonio passa anche attraverso la donazione di Lovaglio – definito dal professor Giuliano Volpe “archeologo-artista dei paesaggi” – e l’istituzione del FAP, che mira a rendere Castelluccio Valmaggiore centro di aggregazione e crescita culturale.

Paesaggio 1985 (Olio su tela, 140×180 cm), Paesaggio (Olio su tela, 100×100 cm), Paesaggio 1987 (Olio su tela, 80×80 cm), Idea di paesaggio 1988 (Olio su tela, 200×180 cm), Idea di paesaggio 1999 (Tecnica mista su carta, 100×100 cm), Geografie (Pigmenti ed olio, 200×200 cm), Geografie 2006 (Tecnica mista su carta, 70×100 cm), Geografie 2006 (Tecnica mista su carta, 50×70 cm), Corso d’acqua (Ossidi e olio, 200x300cm), Malie di paesaggio (La cartella contiene 10 incisioni matrici di rame e ferro 500×500 mm stampate dall’autore con torchio Killinger su carta rosaspina bianca Fabriano 285 gr in 20 esemplari numerati in cifre arabe e 5 prove di artista numerate in cifre romane), sono le dieci opere che Lovaglio ha donato al “Fondo Arte Paesaggio” e che racchiudono la concezione del paesaggio sviluppata dall’artista in oltre trent’anni di attività.

«Dal 1985, quando sono rientrato dalla Lombardia, ho rappresentato il paesaggio alla Morlotti così com’era, con la linea d’orizzonte, ricco di colori; poi sono arrivato ad una “astrazione”. Per me è stata un’indagine emotiva sempre più forte», ha spiegato Lovaglio che attraverso pochi segni rimanda a quella che è la cosa emotivamente vista, con il fine di penetrare il paesaggio, di viverlo dentro come la talpa.

A sottolineare l’importanza di questa donazione anche il critico d’arte e vicepresidente della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia Gaetano Cristino, che ha spiegato l’evoluzione della rappresentazione del paesaggio nelle opere di Lovaglio. «Il quadro è una sorta di palinsesto da scaricare, vedere a fondo, attraverso cui possiamo capire quello che è il rebus loci di un territorio», ha detto Cristino.

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Foto di Gianfranco Piemontese.

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